Abbiamo sempre sostenuto che la musica debba avere un contenuto catartico: gli sciamani e gli stregoni di tutti i popoli usavano il canto come medicina. Anche noi crediamo che la musica debba essere balsamo, riposo, rilassamento, liberazione, catarsi. Più semplicemente la musica, il canto, sono espressione dei propri sentimenti, della propria gioia, del proprio dolore, a volte addirittura un tentativo di autoanalisi mediante il quale offrire una strada agli altri per analizzare se stessi.

Le canzoni, dunque, servono a formare una coscienza. Crediamo che cantare sia un ultimo grido di libertà, forse il più serio. Scrivere canzoni sta diventando una responsabilità sociale. Le canzoni fanno parte del patrimonio culturale di un popolo. Abbiamo compreso fin da subito che il nostro lavoro doveva camminare su due binari: l'ansia di una giustizia sociale che ancora non esiste e l'illusione di poter partecipare, in qualche modo, ad un rinnovamento del mondo. Quest'ultima è svanita subito, la prima, invece, rimane.










